Il Cav. e i salotti forti, ritratto (con macerie) di un’ostilità ricambiata

E’ opinione comune che il berlusconismo sia stato soprattutto il tentativo di ridimensionamento delle élite politiche, economiche e intellettuali del paese. Per lo storico Alessandro Campi, “è vero che con lui hanno fatto irruzione nella società e nella politica elementi nuovi e anti elitari, ma tutto è rimasto legato alle capacità ‘sovversive’ di un signore eccentrico. Il quale, disponendo di grande forza, di grande capacità persuasiva e di tantissimi soldi, è riuscito a incidere su certi equilibri. Leggi Agire, non agire, forse morire di Stefano Di Michele - Leggi Quelle forze “normalizzatrici” che più di tutto temono la libertà di Edoardo Rialti
11 AGO 20
Immagine di Il Cav. e i salotti forti, ritratto (con macerie) di un’ostilità ricambiata
E’ opinione comune che il berlusconismo sia stato soprattutto il tentativo di ridimensionamento delle élite politiche, economiche e intellettuali del paese. Per lo storico Alessandro Campi, “è vero che con lui hanno fatto irruzione nella società e nella politica elementi nuovi e anti elitari, ma tutto è rimasto legato alle capacità ‘sovversive’ di un signore eccentrico. Il quale, disponendo di grande forza, di grande capacità persuasiva e di tantissimi soldi, è riuscito a incidere su certi equilibri.
Non fino al punto, però, di impedire che, con la sua uscita di scena, le élite si ripropongano nelle vecchie forme. Vent’anni di Berlusconi lasceranno il segno – aggiunge – ma assai meno di quel che avrebbero potuto, perché i cambiamenti hanno viaggiato solo sulle sue gambe: penso alle sue letture non convenzionali, magari grossolane, della storia italiana, che però hanno inciso su alcune rappresentazioni canoniche della cultura ufficiale. Ma dubito che tutto questo sopravviverà a Berlusconi”.
La giornalista del Manifesto Ida Dominijanni ricorda che “all’inizio, Berlusconi è sceso in campo contro certi poteri e certi salotti molto influenti. Ricordiamo tutti il capitalismo post fordista milanese contro quello torinese della Fiat, e il contrasto con le élite politiche come tali. Ma i risultati sono stati di un pessimo populismo, con poca capacità di spostamento reale. Vent’anni dopo, la rivoluzione anti élite, liberista e di cambiamento dello spirito del paese non c’è stata.
E nuove élite si sono insediate: penso al mondo dell’informazione, antiberlusconiana e berlusconiana”.
Il sociologo Alberto Abruzzese si dice convinto che “le molte (se non tutte) élite economiche, intellettuali e politiche d’Italia si siano oscurate da sole e non avessero particolari dimensioni da sminuire. Ma sono convinto che anche molti degli spiritelli che in questi anni sono stati meno prevenuti nei confronti di Berlusconi e più lucidamente critici nei confronti dei suoi ‘sinistri’ nemici siano essi stessi rimasugli di una vecchia classe dirigente. A questi il Cavaliere ha donato la buona occasione di fare gli intelligenti così come ha dato modo agli anti berlusconiani di rivelarsi ottusi. Al tramonto del loro Fantasma si riveleranno tra loro uguali”.
Per Carlo Freccero, esperto di comunicazione e direttore di Rai 4, la funzione anti élite di Berlusconi “è stata di evidenza assoluta. La tv commerciale e le rilevazioni dell’audience sono naturalmente agli antipodi del concetto di élite.
Berlusconi viene da lì e incarna pienamente quell’impostazione, perché ha trasferito nella politica la rivoluzione avvenuta con la tv commerciale. Le élite vantano una vera o presunta superiorità sul piano qualitativo, l’audience è un criterio di selezione esclusivamente quantitativo. E’ il pubblico a selezionare i programmi, non un’élite di intellettuali. Lo stesso criterio vale per il mercato, e in politica con i sondaggi. Nella storia personale di Berlusconi la rilevazione del consenso è l’unico criterio di guida politica, ed è il motivo per cui egli può affermare convintamente che chi è stato scelto dalla maggioranza non può essere giudicato da una minoranza. Ora tutto questo è finito, sono in crisi la tv commerciale e il suo modello trasferito in politica. Ma non credo che saranno le vecchie élite a riprendere il sopravvento”.